C'è un'espressione che chi lavora nella formazione riconosce al primo sguardo: quella di chi entra in aula per l'ennesimo corso obbligatorio, con la testa già altrove e la giornata contata. È il punto di partenza reale, non quello ideale, e vale la pena tenerlo a mente ogni volta che si parla di formazione e sicurezza.
Succede sempre così con i cambiamenti. Qualcuno li vede prima, qualcuno li annusa, qualcun altro si racconta che non stanno accadendo: euristiche e bias cognitivi che ci difendono da ciò che sembra troppo grande per le nostre forze. Chi si occupa di formazione e di fattore umano da anni sa che le dinamiche sociali e culturali non sono uno sfondo, ma la materia stessa del lavoro. E se il campo è la sicurezza, gli scenari esterni entrano direttamente in aula: guerre, economia, intelligenza artificiale, ambiente, lavoro. Sono i temi di cui si discute ai convegni ma anche per strada e al bar, e la parola sicurezza è una costante delle nostre giornate, in un mondo fluido che percepiamo come incerto, a volte pericoloso.
A questa incertezza si sommano i vincoli quotidiani, la sensazione di essere schiacciati da richieste che sembrano eccessive per il tempo, l'attenzione e i soldi a disposizione. La formazione, troppo spesso, finisce in quella lista di obblighi. Ed è qui che la domanda diventa seria: che cosa può fare davvero la formazione per lo sviluppo autentico delle persone coinvolte, tenendo insieme la qualità e le esigenze reali di chi la deve sostenere?
Non c'è una risposta sola, come sempre nelle questioni complesse. San Giorgio ne ha scelta una, e la porta avanti dal 2006. In diciannove anni il Presidente Gabriele Guarino, il Direttore Paolo Furlan e la squadra hanno attraversato un settore che cambia in accelerata: norme di ogni livello, salari, figure certificate nuove, tecnologie, l'idea sempre più discussa di una sicurezza partecipata e integrata. Il filo conduttore, in tutti questi cambiamenti, è la stessa scelta di fondo: un approccio che Guarino ama definire "umanistico", ispirato all'umanesimo italiano del Quattrocento, quello che mette al centro l'uomo, libero e responsabile. Detta così può sembrare lontana dal pragmatismo della sicurezza, eppure è proprio nell'idea di che cosa sia una persona, e nella fiducia nelle sue potenzialità, che si gioca la differenza tra un corso subìto e un corso che serve.
Tradurre questa fiducia in prodotti concreti richiede però struttura. L'offerta oggi conta oltre 120 corsi, a catalogo e su misura, obbligatori e volontari, che rilasciano le certificazioni richieste. Attorno ai corsi, guardare alla formazione come processo integrato porta ad affiancare all'aula una serie di supporti pensati per chi la formazione la deve anche gestire:
- l'assistenza per gli audit con il proprio ente di certificazione;
- i covert test in porti e aeroporti;
- una Piattaforma migliorata di continuo e uno scadenzario che aiuta a tenere in ordine le certificazioni obbligatorie;
- X-BAG, il gioiello San Giorgio, il simulatore a raggi X per il controllo dei bagagli scelto dall'ENAC per gli esami degli screener aeroportuali.
Il punto interessante, però, non è l'elenco: è il come. Tutto nasce da due coordinate che sembrano in contraddizione, creatività e metodo, e che invece funzionano solo insieme. Il metodo garantisce che un percorso stia in piedi, la creatività fa sì che qualcuno abbia voglia di seguirlo fino in fondo. La progettazione parte da un lavoro di squadra tra esperti di settore, di formazione, di nuove tecnologie e di linguaggi, che disegnano ogni percorso curandone i dettagli. Ne nascono corsi molto diversi per finalità, contenuti e pubblico, tenuti insieme dagli stessi pilastri: docenti che uniscono competenza ed esperienza sul campo, una varietà di linguaggi, l'alternanza tra modalità di apprendimento.
Mettere le persone al centro significa mettersi nei loro panni, anche quando profilare l'utente tipo non è affatto semplice. In aula l'interazione fisica attiva dinamiche che un webinar, e ancor meno un corso asincrono, non replicano. È lì che la multimedialità smette di essere decorazione e diventa strumento: interviste riprese da videomaker professionisti, gaming, musica, immagini, prove. Elementi che alzano la probabilità reale di imparare, invece di limitarsi a riempire il tempo. Con lo stesso criterio prendono forma le altre linee, i refresh e i corsi trasversali come l'inglese o la gestione del conflitto, che diventano sintesi degli aggiornamenti, spesso normativi, ma soprattutto occasioni di confronto tra esperti e con chi il lavoro lo fa ogni giorno.
Perché la missione, alla fine, è una sola: dare conoscenze e risposte a chi poi si troverà davanti situazioni vere. Un Security Manager alle prese con una valutazione del rischio, una Guardia in una stazione affollata, un Assistente in un centro commerciale. Vale allora la pena ribaltare la domanda dell'inizio: non quanto costa un corso, ma che cosa lascia a chi lo frequenta quando torna al proprio posto di lavoro. È su quella risposta che si misura un metodo.
San Giorgio: La Mossa Giusta